Mangiare come, mangiare quando
Colazione, pranzo, merenda, cena... ecco fatto, la giornata alimentare di un essere umano occidentale medio.
Dunque, colazione entro le 7.30 e le 8.30, il pranzo tra mezzogiorno e l'una... sembra che sia sempre stato così, scritto nell'ordine delle cose, come la matematica, essenza stessa dell'essere.
Senza dubbio l'alimentazione ed i suoi ritmi sono il momento più significativo per la sopravvivenza biologica dell'uomo. Per non doversi alimentare l'uomo dovrebbe non vivere, dal momento che la vita richiede attività, e le attività consumano e richiedono accrescimento o ricambi (turn over).
Quindi cresciamo facendo propria la regola dei pasti, di certi orari, regole intrinseche che nessuno sembra mettere in discussione perché è sempre stato così.
Veramente?
La storia dell'uomo
La storia dell'uomo va letta nell'intero ventaglio dell'evoluzione, dove l'uomo moderno rappresenta una piccola, filiforme fetta di questo ventaglio. E l'uomo contemporaneo, l'uomo della cultura, rinascimentale, l'uomo sopravvissuto con la sua intelligenza al medioevo è un istante nella storia, niente più. Con l'industrializzazione, le mode e tutto il resto.
Il paradosso: le così dette malattie da "benessere"
Se ci soffermiamo a pensare, le abitudini alimentari odierne rispondono a esigenze di convenienza non biologica ma sociale. Poco hanno di "naturale". Si parla di ritmi circadiani, di clima e di molto altro per giustificare e fondare logicamente le nostre abitudini alimentari, il perché mangiamo in un certo modo.
L'unica giustificazione vera invece è proprio una questione di convenienza. Vuoi per l'attività lavorativa. Vuoi perché non viviamo soli nel mondo. Vuoi perché pensare qualche volta sembra troppo. Si pensa sempre, bisogna pensare anche quando mangiamo? Spesso interpretiamo l'alimentazione come momento di spensieratezza, consolazione...
Lo stimolo della fame, quella vera, biologicamente giustificata, è ormai spesso confusa tra le lancette dell'orologio (ho fame perché è già l'una...), le abitudini consolidate (la pausa caffè) e gli stimoli visivi che ci circondano (vedo e mi viene fame). In altre parole le nostre abitudini alimentari, soprattutto per quanto riguarda gli orari sono artificiali, impostate razionalmente, con il pensiero razionale, e spesso lontane dalle vere esigenze "primitive" dell'essere umano. Con tutte le conseguenze immaginabili.
Partiamo da una ipotesi: le nostre abitudini alimentari sono forzature e modificandole la nostra vita migliora. Possibile?
Quando mangiare
Quando allora bisognerebbe mangiare? Semplice, quando si ha fame. E quando si ha fame? Quando l'organismo è in equilibrio e te lo richiede. Quando allora l'organismo è in equilibrio? Quando si mangia nel modo giusto. E quando si mangia nel modo giusto? Quando si mangia ciò con cui e per cui il nostro organismo si è evoluto. Oggi l'uomo non si evolve. Affatto. È la medicina, la scienza che in qualche modo si è sostituita alla genetica. È possibile allora alimentarci in modo non idoneo e continuare a vivere nonostrante la salute cagionevole. L'annebbiamento dopo il pasto, i paurosi eccessi glicemici, la pressione arteriosa impazzita, le carie dentali, tutto può essere tenuto sotto controllo con il farmaco o l'intervento giusto. Quello che ci va di mezzo è la qualità della vita.
I primitivi sembra non avessero carie. Si difendevano da predatori molto più veloci e temibili dell'uomo stesso. Potevano vivere molto a lungo se le condizioni ambientali lo permettevano. Eppure non avevano dentifrici e medicine di sintesi.
Lunga premessa per dire che alcune idee diffuse sull'alimentazione sono completamente artificiali e artificiose e che per mangiare in modo corretto basterebbe ascoltarci dentro veramente, ascoltare quei segnali che percepiamo ad un livello diverso dalle parole.
Una donna in gravidanza modificherà la propria alimentazione in modo sorprendentemente adatto alla gravidanza e indipendenemente dalla proprià cultura. Spesso l così dtte "voglie" sono quei segnali. Il suo corpo sa come comportarsi. Basta che non ricada nei luoghi comuni del "mangiare per due" e tanti altri che rispediscono i meccanismi innati di adattamento e la meravigliosa percezione istintiva del proprio corpo in un angolo sperduto dell'inconscio senza permettergli di manisfestarsi in qualche modo nel mondo esteriore.
Uno sportivo saprà perfettamente come reintegrarsi e quando, cosa mangiare prima dell'attività atletica. ll corpo sa tutto. Difficile è oggi saperlo ascoltare.
L'uomo, nella sua lunga, inimmaginabilmente lunga storia ha sempre mangiato quando ha potuto. L'uomo raccoglitore mangiava lentamente e spesso. Se riusciva a cacciare qualcosa meglio, ma altrimenti poteva restare lungo tempo senza fare un pasto vero e proprio semplicemente mangiando piccole cose che trovava e raccoglieva. Era questo l'unico modo per mantenere costante l'apporto nutrizionale. Certo, prima o poi è diventato coltivatore e allevatore... ma più poi che prima! Il grande pasto della domenica, la cena abbondante, proprio non erano contemplate.
Quindi un primo fatto: il pasto completo così come lo intendiamo nella società occidentale non ha alcun fondamento. Ha fondamento mangiare spesso e poco.
Mangiare poco ma spesso
Più o meno si dovrebbe mangiare ogni tre ore. Questa cadenza manterrebbe i livelli della glicemia costanti. È necessario mangiare spesso perché così forniamo un apporto costante di energia potenziale. Se mangiamo di più e più di rado, questa energia dovrà essere conservata e resa disponibie in un secondo momento. Ma appesantisce, come le auto da corsa quando partono con il pieno oppure con serbatoio a metà, la così detta tattica dei box.
Certo i nostri lontani nel tempo antenati potevano anche fare lunghi digiuni e poi mangiare a volontà quando finalmente riuscivano a cacciare una preda grande, ma il loro metabolismo era attivo, avevano una diversa capacità di rimettere a disposizione le scorte energetiche (attraverso un più fficente meccanismo di mobilitazione delle scorte lipidiche degli adipociti, quello che ricercano i modelli alimentari "metabolici") e difficilmente avevano a disposizione alimenti fortemente glicemizzanti. Erano persone che vivevano all'aperto, che si muovevano in continuazione. Il Natural Body Building teorizza proprio la naturale propenzione e predisposizione dell'uomo ad una attività fisica scostante, intensa ma sempre presente: per cacciare, per spostarsi, per riscaldarsi.
Quindi il nostro uomo occidentale medio, mangia troppo e poco spesso, si muove ancora meno, forse anche perché il modo di alimentarsi lo predispone male all'attività fisica. La digestione impegnativa di un pasto eccessivamente sostanzioso richiama a sé energie, canalizza il flusso sanguigno verso l'intestino (mentre l'attività fisica lo canalizza alla periferia, verso i distretti muscolari), si predispone ad accumulare piuttosto che ad utilizzare e così scoraggia dal fare attività fisica favorevole al nostro metabolismo.
E se ci muoviamo poco, ecco che con un metabolismo un po' sballato si altera anche la normale percezione della fame, del quando mangiare e del cosa mangiare, attraverso ad esempo il circolo vizioso dell'insulina che porta a ricadere viziosamente negli eccessi glicemici e nei picchi di iperinsulinemia che stanno spesso alla base del sovrappeso, della spossatezza e della predisposizione ad ammalarsi.
Mangiare poco e spesso e ascoltare la percezione istintiva del nostro corpo nel quadro di una attività fisica corretta e costante. Se uno di questi aspetti non è in equilibrio, si scivola negli eccesi come il mangiare troppo, il mangiare male, la sedentarietà causata dal non sentirsi bene. Ecco che compare il mal di testa. L'acidità di stomaco. Il sistema immunitario diventa più vulnerabile.
Per prima cosa bisogna dimenticare tutto quello che sappiamo e farci una cultura dell'alimentazione di base. Ma non avevo detto che il corpo sa tutto? Sa cosa e quando mangiare? Sa anche che si deve muovere e deve mantenersi attivo? Lo sa certo ma sotto i macigni della cultura alimentare basata sulla pubblicità, le mode e le costruzioni della cultura occidentale, queste conoscenze interiori, istintive ed innate vengono confuse, disperse e perse. E per rimuovere questi macigni lìunico modo è capire quanto sono infondati, e per far questo serve rileggere le nostre abitudini cercando i capire certi meccaniscmi fisiologici e chimici. Senza dover diventare medici o biologi, tutt'altro. Ma, vivendo di razionalità in opposizione all'istinto, è necessario usare la razionalità per farla rientrare nel suo ambito e lasciare alla percezione istintiva gli spazi che gli sono propri. C'è voluta l'analisi chimica approfondita del latte materno per capire quanto assurda fosse l'idea che il latte artificale di origine vaccino fosse migliore e più sicuro.
Quindi potremmo scoprire che il caffé non è un vero alimento e basta un minimo (30 secondi?) di attività fisica mattutina per svegliarsi meglio e in modo più salutare che non con una tazzina di caffè. La caffeina crea un impatto d'urto proveniente dall'esterno. L'attività fisica crea un impatto complesso e soft dall'interno creando modificazioni ormonali in piena sintonia e armonia con le funzioni fisiologiche dell'organismo. Provate a fare la mattina qualche movimento amplio con le braccia accompagnato dalla respirazione cosciente, un paio di piegamenti sulle gambe...
Potremmo scoprire che quando abbiamo un momento di spossatezza da ipoglicemia non serve mangiare qualcosa di dolce ma sarebbe servito mangiare qualcosa di bilanciato con una resa calorica nel tempo più unifome e costante!
Potremmo scoprire che la sonnolenza dopo il pasto non è per niente naturale e che anzi è il primo segnale che abbiamo mangiato male. Dopo un pasto dovrebbe venir voglia di alzarsi e fare una passeggiata, mentre la sonolenza è data da uno sbalzo glicemico innaturale e l'organismo va in stand-by in attesa che i valori tornino normali.
Si potrebbe continuare, parlando di ripristino della regolarità intestinale, di controllo del peso, di controllo della fame, perfino di assestamento dell'umore, di recupero dell'autostima, di resa intellettuale e creativa... tutto attraverso un coretto stile di vita che trova la sua base in una corretta alimentazione ed in una corretta attività fisica. Nel come mangiare e nel quando mangiare.
In particolare le industrie alimentari lasciano una tale impronta nella cultura diffusa in ambito alimentare che alla fine la maggior parte delle nostre "credenze" alimentari si basano proprio su messaggi pubblicitari. Una volta parlando di alimentazione con un laureando medico, questi mi ha detto: "non so perché è così, ma sai è un qualcosa che riguarda il senso comune per un medico, non ti saprei dire dove l'ho sentito ma tutti lo sanno".
A scuola di alimentazione si parla poco o niente. Il medico di famiglia ha spesso ha solo il tempo di prescrivere le medicine per la patologia manifesta senza poter indagare sulle cause e non sempre ha conoscenze approfondite di alimentazione. Ed anche se gli studi continuano a dire che è intorno all'alimentazione e all'attività fisica che ci giochiamo tutto, la medicina ocidentale si concentra nella quotidianità nel temponare la patologia. Atteggaimento diverso ha la medicina tradizionale cinese, che tuttavia lavorando con rappresentazioni metaforiche talvolta perde il nesso tra rappresentazone e rappresentato, avvalorando più la metafora della realtà che quella metafora vorrebbe rappresentare in modo più armnico con la nostra conoscenza percettiva istintiva.
Interessante è vedere il comportamento del neonato: se non gli vengono imposti orari, si regola, mangia il giusto, quando ne ha bisogno. Dorme quano e se ne aha bisogno. Si muove da fermo, scalciando, tentando di alzarsi... Sa esattamente cosa deve fare. Molti genitori e pediatri non capiscono questo approccio anche se ufficialmente è consigliato (allattamento a richiesta), forse perché quando vivi all'interno di uno schema, trovi in quello schema un modulo razionale (nel senso di impostato dalla ragione) che ti da sicurezza e hai paura di uscirne, avendo perso tra le maglie del modello razionale la fiducia nell'istinto, l'istinto che solo ha permesso la sopravvivenza e la perpetuazione della specie per... milioni di anni!
La mamma sa cosa mangiare, il neonato anche. Fondamentalmente non abbiamo niente da insegnare a un neonato: sa tutto quello che gli serve ed impara da solo, l'unica cosa che il genitore può fare è sostenerlo. Anche questo però è difficile da accettare per molti che non credono in questa conoscenza senza parole, istintiva, primordiale, perfetta. E alterando i ritmi del neonato, impongono orari per convenienza del genitore, impongono lo svezzamento in un certo modo e in un certo momento per opportunità lavorative del genitore o convenienza del pediatra... così iniziamo a creare sulle spalle del bambino quei macini che confonderanno la percezione del bambino già nei primi mesi di vita.
Quindi dovremmo tornare ad essere bambini dal punto di vista dell'apprendimento e della percezione delle cose. Dovemmo mangiare cose naturali e innanzitutto sapere cosa è naturale e cosa non lo è. Dovremmo mangiare poco ma spesso. Dovremmo moverci di più e meglio. Dovremmo stare meglio fisicamente e psicologicamente per non vedere nella tavola apparecchiata una consolazione ma uno strumento. Lo strumento per vivere pienamente una vita di qualità.
Articolo stampato dal sito web www.esserebio.it
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